Alle parole di Salvatore borsellino scrosciano gli applausi tanto da far fischiare le orecchie. Lo schioccare di quasi due milioni di mani si alza verso il cielo mentre il caldo sole del pomeriggio che ha accompagnato la manifestazione si congeda lasciando il posto ai riflettori del palco. E’ questo l’apice del No Berlusconi Day. Le frasi dure ma schiette del Borsellino meno famoso sono la migliore sintesi per la Marcia Viola. Una folla oceanica che ha sfilato per le vie di Roma intonando con slogan e canzoni modificate il dissenso per il Governo italiano e soprattutto per il suo fautore-utilizzatore finale. Un viaggio per molti cominciato quando ancora era buio, quando il pomeriggio del 5 Dicembre era distante una notte e una mattina.
Per noi che da Pesaro abbiamo voluto portare la nostra voce in piazza San Giovanni, il viaggio comincia prima delle 8, sotto una pioggerellina fina fina ma gelida, insistente e fastidiosa come a volerci scoraggiare dall’intraprendere il viaggio oltre appennino. Ma i due pullman organizzati da Rifondazione Comunista partono, alimentati dall’entusiasmo e durante i primi chilometri si fermano per raccogliere altri manifestanti di Fano e di Urbino. In tutto la rappresentativa organizzata che parte dalla Provincia supera le 150 unità. Oltre ai due torpedoni capitanati dal consigliere comunale Trebbi, un terzo è partito con l’effigi dell’Italia dei Valori con l’Assessore Pascucci e il consigliere Acacia Scarpetti seduti nei primi posti. E poi chissà quanti altri arrivati a Roma alla spicciolata, da cani sciolti.
Anche chi però è arrivato all’Anagnina con i partiti non si è sentito legato con il collare. L’aria era quella della mobilitazione popolare, non dei partiti. I movimenti politici della sinistra extraparlamentare e dell’opposizione sono stati il mezzo che hanno dato la possibilità a molte persone di partecipare a quella che alcuni striscioni definivano “Il migliore corteo degli ultimi 150 anni”. La forza è stata comunque dirompente, almeno per i presenti. L’emozione che si provava ad essere in mezzo all’Oceano Viola era genuina, non condizionata dalle ideologie di partito. E’ vero che la presenza delle falci e i martelli, dei Che Guevara o dei Gabbiani poteva scoprire il fianco alle polemiche e alle strumentalizzazione degli oppositori dell’Opposizione (Pacifica) Viola. Ma la censura mediatica preventiva e gli arresti mafiosi ad orologeria hanno tolto l’imbarazzo di dover spiegare all’opinione pubblica che quelle bandiere erano soltanto un fastidioso pegno da pagare per l’inesperienza organizzativa del Popolo di Internet.

Un Popolo Viola che si muove disordinatamente all’unisono. Che si ammassa dentro i Metrò per raggiungere la stazione Termini da dove riemerge stupefatta dai suoni, dal via vai e da quel sole così splendidamente lucente da sembrare finto. Poi un tripudio di fischietti, di cori, di musiche e quelli slogan che partono ininterrottamente da gruppetti di amici per poi diffondersi tra la folla. Quando qualcuno accende i fumogeni sembra di essere allo stadio ma senza il nervosismo e l’antagonismo tipico della curva. Mai uno slogan contro le forze dell’ordine. Nessun attimo di tensione ma una marcia pacifica, sorridente ed intergenerazzionale.
Vecchiette agghindate di Viola passeggiano tra la folla accanto ad un gruppetto di rasta intenti a ballare. Passeggini con bambini addormentati sfilano gomito a gomito con i vecchietti dei gruppi partigiani. Giovani universitaria insieme a i loro professori, identici nello spirito del No Berlusconi Day: rivendicare la centralità della legalità nello Stato. I cinquantenni che hanno vissuto i movimenti del ‘77 non riescono a spiegare ai loro figli come quel Corteo Viola sia così differente dalle manifestazioni di contestazione dei loro tempi. All’epoca era l’odio e la rabbia a muovere le persone, oggi è l’impossibilità a rassegnarsi di vedere il proprio Paese sgetolarsi tra le mani di un avido signore. Trentanni fa lo Stato era il nemico, oggi si tenta di salvarlo dai colpi di lupara e decreti legge che lo stanno martoriando.
Ed è tutta la gente che gremisce Piazza San Giovanni che non vuole vedere il Paese in mano a delinquenti organizzati in giacca e cravatta. La voce dei centinai di migliaia passa dal palco su cui si susseguono intellettuali, artisti e persone comuni vittime del potere che condensano il sentimento condiviso che unisce la folla. Sono molti quelli che in Piazza non riescono ad entrare, sono tantissimi quelli che arrivano per inerzia quando gli interventi sono già iniziati, ma è uguale. L’importante è esserci, è sentirsi liberi, di quella libertà Gaberiana che si attua tramite la partecipazione attiva. Le parole si potranno rivedere su YouTube, gli interventi dei vari Celestini, Fò, Rame, Bocca, Hack, Borsellino, dei lavoratori dell’Eutelia, dei terremotati deportati, di chi si oppone al Ponte sullo Stretto non andranno persi grazie alla rete. La sensazione di essere stati partecipi ad un pezzo di storia sarà indissolubile, indimenticabile ed irripetibile.
Ritornare a casa, stanchi, con la schiena a pezzi e le spalle affaticate dagli zaini è un dispiacere perchè come tutti i momenti belli si vorrebbe che non finissero mai. Ma sui pullman che ritornano verso la Costa Adriatica c’è un’emozione che si fatica ad esprimere. Ci sono i commenti dei viaggiatori, gli scambi di opinioni, i confronti sul modo diverso che ognuno ha vissuto quel giorno magnifico però per tutti. Non si comprende bene, come ha detto Dario Fò ci vorrà ancora del tempo per capire cos’è successo. Bisognerà riflettere, riordinare le idee e sbattersi contro la realtà del Potere per riuscire a capacitarsi che il 5 Dicembre 2009 la rivoluzione digitale si è manifestata per la prima volta in maniera tangibile in Italia. Come in Iran la televisione non parlerà in maniera obiettiva della manifestazione Viola, pochi saranno i giornali che approfondiranno le ragioni e le verità che il No Berlusconi Day ha voluto esprimere. Un fatto è certo, da sabato l’Italia non sarà più la stessa. Da sabato più di un milione di persone hanno preso convinzione che la lotta sarà durissima che che il Popolo Viola non si tirerà indietro. La rete, prima o poi, stringerà le proprie maglie e la Mafiocrazia non riuscirà più a passare oltre.
Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.




























