Parlare di emergenza forse è eccessivo. Che a Pesaro, però, una tenenza anti-straniero stia strisciando tra i vari schieramenti politici e nella pancia di alcuni cittadini, è un dato di fatto.

Ultimo esempio, la proposta uscita lunedì 30 su Il Resto del Carlino di Pesaro a pagina 2 firmata da Roberto Biagiotti. Il Consigliere pidiellino vorrebbe che gli aiuti alle famiglie per pagare gli affitti vengano assegnati non solo in base al reddito ma anche alla razza. Anzi, all’etnia. Parte degli aiuti dovrebbe essere destinata prima di tutto agli italiani, il restante agli stranieri. Il Consigliere non entra troppo nel merito ma si limita ad usare termini demagogici e di propaganda.

Nell’articolo si legge che gli stranieri farebbero man bassa degli aiuti comunali perché lavorerebbero in nero e quindi non dichiarerebbero tutto il reddito che guadagnano. Per questo sarebbero avvantaggiati e sarebbero gli stessi extracomunitari a chiede di essere assunti senza un contratto ufficiale.

Il giovane Consigliere, forse però si dimentica che senza permesso di soggiorno non è possibile venire impiegai regolarmente. E la legge nazionale ad opera del Governo di Centro-Destra non rilascia permessi di soggiorno senza prima un contratto di lavoro. Quindi il cortocircuito legislativo non aiuta a fare chiarezza su chi veramente ha interesse che il lavoro sommerso sia una costante del tessuto produttivo italiano.

Se nelle Marche il 34% degli stranieri è assunto nella pratica senza esserlo sulle carte, la colpa non può essere solo del lavoratore. Ricordiamo al Consigliere che il lavoratore impiegato senza un contratto è un lavoratore debole, esposto agli umori del datore di lavoro e senza nessuna garanzia. Lui, precario della scuola, dovrebbe saperlo benissimo.

Il libero mercato insegna che l’offerta di un bene o servizio è strettamente legata alla domanda di quel bene o di quel servizio. Se non ci fossero imprenditori che si prestano ad assumere in nero, quindi, il lavoro irregolare non esisterebbe. Sembra abbastanza chiaro, detto così. Non è cristallino, invece, se anche gli imprenditori che non regolarizzano i loro lavoratori possano appartenere alla categoria dei “poveri italiani” a cui Biagotti si riferisce nella sua proposta e che cerca di difendere.

Il problema non è se sia giusta o no l’idea manifestata dal Consigliere PDL o se la stessa possa essere attuata o meno. L’aspetto normativo dipende dalla politica e deve essere discussa in sedi istituzionali. Ognuno, invece, risponde alla propria coscienza riguardo all’aspetto etico della questione. A priori è difficile giudicare se quella di Biagiotti sia una proposta seria o una boutade per far parlare di se. Il tono populista e le parole da mercato rionale farebbero pensare più alla seconda ipotesi ed è questo che preoccupa.

Cavalcare problemi seri e reali come quello dell’integrazione solo per aumentare il proprio pregio o quello del partito non è l’atteggiamento giusto. Già qualche mese fa il nerboruto Consigliere dell’opposizione cittadina fece un uscita sullo stesso argomento. In quell’occasione Biagiotti prese di mira la comunità Rom di via Fermo che, secondo lui, metteva in pericolo la prole pesarese ed il degrado del lungo Foglia.

Con luoghi comuni e paure medioevali non si risolve il problema. Volenti o nolenti l’integrazione deve essere nell’agenda politica cittadina e soprattutto nell’agenda civica di ogni cittadino.

Anche nella maggioranza non mancano rigurgiti di intolleranza. E’ successo pochi giorni fa quando si è deciso di sgomberare una casa occupata da Rom, spacciandola come un’azione a tutela della salute degli sfrattati senza però dare una soluzione alternativa valida. Prima di prendere il distintivo e il megafono (magari acquistati da un ambulante cinese), l’Assessore Pascucci avrebbe dovuto studiare una exitstrategy un tantino più articolata.

Togliere delle persone, per altro non di giovanissima età, dagli influssi malefici dell’amianto e dai pericoli dei fili elettrici non certificati, per poi mandarli a dormire sotto il cielo stellato del Parco Miralfiore, in Novembre, non pare un gesto di salvaguardia umanitaria. Dire, in seconda battuta, che a Rimini c’è un campo nomadi organizzato e che gli zingari “de noi altri” potrebbero andare là, è stata la ciliegina sulla torta dell’ignoranza e dell’intolleranza.

All’Assessore Pascucci sembra piacere giocare a guardie e ladri, forse perché sta sempre dalla parte di chi insegue e perché può fare affidamento su un manipolo di fedelissimi vigili urbani sempre al suo fianco. Non si offenda l’Assessore dell’IDV, ma la strategia con cui si sta occupando del caso dei Rom fa venire in mente proprio questo.

Come spiegare altrimenti il fatto che allo sgombero o alla distruzione del tugurio Sinti non segua un’adeguata assistenza agli sfollati? Per quale motivo vengono dispersi ed allontanati dicendo loro di andare a Rimini, quindi fuori Provincia e fuori Regione. Siamo sicuro, poi, che gli amministratori romagnoli approvino questa politica? Ma soprattutto, è sicuro Pascucci che così facendo risolve il problema? Se fosse davvero convinto che usare il modello struzzo sia la strada giusta, allora probabilmente è la persona sbagliata per il ruolo di Assessore alla Sicurezza.

Purtroppo per noi over 20 la questione è troppo complicata, siamo cresciuti con schemi mentali troppo rigidi che non ci facilitano. Per noi gli stranieri non sono i nostri vicini di casa, sono il motivo per cui abbiamo dovuto togliere la chiave dalle nostre toppe. Per noi lo straniero è il giocatore che fa fare il salto di qualità alla nostra squadra del cuore, non è il collega di lavoro che respira ogni giorno i fumi delle camere di verniciatura dei nostri mobilifici. Lo straniero è quello che al semaforo ci disturba con improbabili cartelli e non l’operaio assunto in nero che sopravvive con 200€ al mese, stipato assieme ad altri disperati come lui, mentre mantiene la sua famiglia in Ghana o in Marocco.

Noi siamo quelli che gridano allo scandalo se si ipotizza di togliere il crocifisso dalle scuole. Un simbolo maneggiato dalle stesse persone che con i loro atteggiamenti lo svuotano del significato di tolleranza ed altruismo su cui si fonda il Cristianesimo. Noi siamo quelli che si indignano se sentono in TV i fischi ad un calciatore di colore ma che non accetteremmo facilmente Ballotelli in Nazionale. Ma solo perchè è antipatico, sia ben chiaro.

Da questo punto di vista i nostri figli saranno più fortunati di noi. Avranno la fortuna di crescere in classi maculate, non a tinta unita come quelle in cui siamo cresciuti noi. La generazione futura non farà distinzione di colore di pelle, sarà una caratteristica normale che contraddistingue un amico come il colore dei capelli o degli occhi. I nostri figli hanno una grande fortuna, godono si un diritto inalienabile a vivere in una Pesaro multirazziale.

A meno che le nostre paure e la classe politica attuale non rovinino tutto.

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