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No all’intitolazione di una via a Craxi a Pesaro

Alcuni esponenti della politica di Pesaro sono stati contagiati dalla smania di revisionismo storico intorno alla figura di Craxi. Nel decennale della sua morte, si parla sempre più insistentemente di dedicargli vie o parchi pubblici per rendergli onore e per riabilitare un nome che, altrimenti, sarebbe destinato a rimanere nel fango. Pensandoci bene, però, non si trova un motivo buono, dico uno, per riabilitare il nome di chi si è arricchito alle spalle di noi italiani.
Un individuo che dopo aver accumulato soldi per lui, oltre che per il suo partito, appena è stato il momento di pagare il conto, è scappato a gambe levate verso un paese che non concedesse l’estradizione. Come si fa a definire Craxi “un perseguitato politico riparatosi in esilio per sfuggire all’accanimento giudiziario?” Fu proprio lui a denunciarlo; prima in Parlamento, poi nelle aule giudiziarie. Il suo scopo era quello di salvarsi, la sostanza è stata una confessione.
Eppure oggi i suoi ammiratori, persone che all’epoca non solo ancora non portavano i calzoni alla zuava ma non erano stati nemmeno svezzati, vedono quel discorso in cui il Benedetto Bottino denunciava una diffusa pratica, quella delle tangenti, che riguardava tutti i partiti politici e che era cosa risaputa da chi nei palazzi del potere espletava il proprio compito di rappresentanza popolare, come la sintesi della grandezza Craxiana. Dicono: “fu l’unico che ebbe il coraggio di dire la verità. E’ un eroe”. La realtà è che fu
un’infamata per non essere l’unico costretto a pagare, se fosse stato davvero un eroe avrebbe denunciato prima e non si sarebbe fatto immischiare in quel modo di fare politica così meschino.
In un momento storico in cui sono i Giudici ad essere additati come il male dell’Italia, e non i politici scesi in campo per evitare guai con la Giustizia, è logico che un pluri-pregiudicato per tangenti, morto latitante e ispiratore del clima odierno, possa essere dipinto come una vittima. Questo la dice lunga sullo stato di salute della nostra Nazione.
E’ vero che l’edificazione selvaggia crea nuovi quartieri e quindi nuove vie alle quali dare un nome. Resta il fatto che a me personalmente farebbe un po’ specie abitare in Via
B. Craxi. E mi troverei anche in difficoltà a spiegare a mio figlio di 9 anni perché il suo parco giochi preferito sia intitolato ad un latitante. Non potrei più guardarmi allo specchio se gli dicessi che è stato un eroe della Prima Repubblica!
Se di nomi nuovi si ha bisogno, gli eroi moderni certo non mancano. Non parlo, come qualcuno ha fatto localmente, di un certo Fabrizio Quattrocchi. Morto prigioniero in Iraq, il cui unico merito sarebbe stato quello di aver pronunciato come sua ultima frase “Ora vedrete come muore un italiano”. Coraggioso, il ragazzo, lo era indubbiamente. Altrimenti non avrebbe scelto come mestiere quello del Soldato di Fortuna, più comunemente conosciuto come mercenario. Un eroe, infatti, non combatte per il suo conto in banca ma per degli ideali.
Meglio sarebbe, se di morti in guerra si vuole parlare, dedicare una via ai carabinieri
morti a Nassiriya, durante una missione di Pace. Non suonerebbe male Via Caduti di Nassiriya. Fonicamente, ed eticamente, buono sarebbe anche Strada Nicola Calipari, morto per fuoco amico mentre portava in salvo Giuliana Sgrena (giornalista sequestrata).
Se poi si volesse andare sul classico, nel 2010 ricorre anche l’anniversario dell’istituzione de Il Giorno della Memoria. Dal 2000, infatti, ogni 27 Gennaio si è deciso di celebrare le
vittime della Shoah. Parco Vittime dell’Olocausto suonerebbe cupo, è vero, ma almeno aiuterebbe anche agli smemorati cronici a rimembrare cosa è successo nemmeno 100 anni fa in Europa.
Da poche settimane è passato anche il cinquantesimo anniversario della morte di un certo Giuseppe Pinelli, meglio conosciuto come L’Anarchico Pinelli. Una via dedicata a lui non suonerebbe male anche perché, a differenza di Craxi, il Pinelli defenestrato è stato riconosciuto, insieme a Luigi Calabresi, come Vittima dello Stato dal Presidente della Repubblica Napolitano. E già questa è una notizia.
Se questa candidatura fosse troppo politicizzata, perché allora non dedicare una via di
Pesaro a Giorgio Ambrosoli, morto assassinato mentre stava portando alla luce la connivenza tra criminalità organizzata, politica e finanza? La lista sarebbe lunghissima ancora, la Stage di Piazza Fontana, quella dell’Italicus, la carneficina di Bologna e perché no i morti di Ustica meriterebbero senz’altro più di Craxi una via intitolata al loro involontario sacrificio.
L’ultimo nome che mi viene in mente, ma per il quale bisognerebbe pazientare un altro anno per onorarne il decennale dalla scomparsa, è Indro Montanelli. Giornalista libero, indipendente e coerente. Un genere che oggi manca in Italia e che non sarebbe male ricordare. Come Ilaria Alpi, ma sono sicuro che non troverebbe abbastanza consensi, lavorava per TeleKabul Rai3.
AP




























