Archivio per la categoria Cultura

Amore e Famiglia

Nel prossimo consiglio comunale (mercoledì) probabilmente si discuterà la mozione presentata dal nostro consigliere Mirko Ballerini sulla istituzione del registro comunale delle unioni civili, conosciute anche come coppie di fatto.

Tale istituzione non modifica il funzionamento e non contraddice in nulla i registri ufficiali, la sua funzione è quella di dare visibilità alle unioni civili confermando la loro dignità ed importanza sociale perché si può essere una famiglia anche senza il sugello del matrimonio

Bisogna tener presente che l’art. 2 della nostra Costituzione tutela “i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità“.
“ Ma c’è l’art.29 della Costituzione – potrebbe obiettare qualche zelante sostenitore dello status quo – che definisce la famiglia come “una società naturale fondata sul matrimonio” L’art.29 praticamente non definisce la famiglia, né dice che il matrimonio sia la somma di un uomo e di una donna.

Nel 1947 i padri fondatori scelsero di qualificare la famiglia con l’aggettivo “naturale” proprio allo scopo di lasciare aperta la porta a sviluppi ulteriori legati allo svolgersi della storia e delle trasformazioni della società.

Ecco , è proprio questo che dobbiamo chiederci: a che punto è la nostra storia. Il decreto del presidente della Repubblica numero 223 del 30 maggio 1989, decreto da vent’anni applicato in tutti gli Uffici di anagrafe d’Italia afferma che per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso Comune”.

Se ne deduce che la famiglia di fatto non ha, quindi, rilevanza solo per le coppie composte da un uomo ed una donna, ma anche per le coppie di persone dello stesso sesso; una famiglia è anche l’unione di due persone dello stesso sesso  e come tale  chiediamo che possa godere degli stessi diritti e sottostare agli stessi doveri della coppia eterosessuale e che quindi possa essere iscritta nel registro delle unioni civili.

Ricordiamo a chi non ha memoria che molti paesi dell’Unione Europea hanno ormai non solo riconosciuto l’importanza delle unioni tra conviventi, ma hanno dato anche pari dignità ai matrimoni civili contratti da persone dello stesso sesso rispetto a quelli contratti da persone di sesso differente; esempi in tal senso sono la Spagna, l’Inghilterra, l’Islanda, la Danimarca, l’Olanda, la Svezia e la Norvegia.

Proprio la Spagna, da sempre paese cattolico e fortemente credente è stata la portabandiera di tale iniziativa. Impedendo alle ottusità di prevalere sul buon senso, ha infatti garantito il diritto di sposarsi civilmente anche a persone di sesso uguale.

Ma in Italia, si sa, la legge non è uguale per tutti ed i Pacs e i Dico dormono il sonno dei giusti!

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Dalla Terra Vieni e alla Terra Tornerai

Foto1E’ ormai evidente a tutti che sotto i nostri piedi si celano un’infinità di tracce storiche che aspettano solo che qualche ruspa li riporti alla luce. Se non fosse ancora vivido il ricordo della fine che fecero i poveri resti della Domuns Romana di piazzale Matteotti, si potrebbe pensare che le concessioni edilizi della Giunta Costruscioli vengano elargite proprio a questo scopo. Appena qualche ditta inzia a scavare, un pezzo dell’antica Pisaurum d’incanto appare. Che succeda in pieno centro storico, come in Via Mazza o in Via dei Canonici, è abbastanza scontato. Che i ritrovamenti avvengano in periferia, nella quartiere fieristico a due passi dall’autostrada, invece, lascia perplessi.

Forse la concezione che abbiamo dell’antica città non è proprio delle più precise? Abbiamo perso qualcosa per strada? Eppure qualche storico propone l’area di Campanara come un’antico guado del Folgia. Una zona ricca di vita e di insediamenti già prima che la città venisse Romanizzata.Ma in una città dove ogni cent’anni si distrugge tutto quello che è stato fatto in passato, è difficile mantenere una ferrea memoria storica.

Foto3La superficialità con cui alcune volte vengono prese le decisioni dalle alte sfere cittadine è dimostrata dai fatti. Una svista, un sottovalutare gli elementi tangibili. Che in quella zona si potessero trovare dei resti romani è lampante solo a passarci davanti con la macchina. Sull’Urbinate, appena dopo la rotatoria per Tre Ponti e mezzo chilometro prima dell’entrata della Fiera, sono trent’anni che un pezzetto di muro di un’antica casa romana sbuca dal terreno. Non ci volevano studi approfonditi per immaginare che pochi metri più in là di muro ce ne sarebbe stato dell’altro. Allora perchè è stata concesso proprio lì il permesso di costruire?

Ci sono voluti pochi giorni di scavi per far emergere le fondazioni di una casa e i resti di alcuni tumuli funerari. Così stop ai mezzi di Palazzetti, iniziati i sopralluoghi archeologici e lavori fermi a tempo indeterminato. Tanto per non accontentare nessuno…. Il costruttore, inteso come imprenditore edile, non può che subire danni, mentre in Comune, incalzato dagli appassionati che vorrebbero che i resti venissero mantenuti e valorizzati, attende che la soluzione vanga da sè. Un tira e molla dall’esito certo.

Per chi la memoria storica ancora ce l’ha, non è difficie immaginare come si risolverà la questione. L’Intendenza ai Beni Archeologici catalogherà tutti i ritrovamenti, alcuni saranno trasportati al Museo Oliveriano, altri in qualche magazzino per essere studiati da studenti di storia ed archeologia. Intanto le ruspe riprenderanno i lavori, se non si ritenga che i reperti siano di importante valenza storica. La domanda di risarcimento dell’impresa sarà pagata dal Ministero dopo alcuni anni, quando il centro direzzionale arricchito da un Hotel a 4 stelle sarà già pronto e pienamente funzionale.

Chissà poi se tra 100 anni qualche Sindaco deciderà abbatterlo per costruirci una strada extraurbana a 6 corsie. E chi può sapere come saranno trattate le macerie del prossimo complesso tra duemila anni? Forse allora, scavando per costruire una rampa per navicelle spaziali, si troveranno gli antichi resti di una costruzione misteriosa e l’Amministrazione pesarese sarà pronta per non sotterrare la testa sotto la sabbia insieme alla storia della città.

Sempre che ci sia ancora una memoria pesarese.

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Lettera aperta a Il Messaggero (redaz. di Pesaro)

Olivetti TypewriterNon volevamo tornare sulla questione dei graffiti ma ieri, nella cronaca pesarese,  “Il Messaggero” ha pubblicato un articolo firmato da Silvia Ricci, sul quale intendiamo puntualizzare alcune cose. Riportiamo pertanto questa lettera aperta di Alan Palombi (Vicepresidente dell’Associazione Pesaro a 5 Stelle) indirizzata alla redazione locale del quotidiano:

Egregio Caporedattore,
scrivo questa nota per esprimere il mio disappunto riguardo l’articolo pubblicato ieri (15 settembre 2009) a pagina 34 della cronaca di Pesaro.

Nel pezzo in questione si fa riferimento ad affermazioni del Writer chiamato “BLU” contenute in una email collettiva in risposta a tutte le persone che nei giorni scorsi si sono interessati alla cancellazione del suo graffito. Nel testo originale in nostro possesso è chiaramente specificato che tale comunicazione doveva restare privata e si faceva menzione di non pubblicarla su nessun blog nè tanto meno usarla per la stampa.

Dal testo dell’articolo sembrerebbe che la fonte di questa notizia  sia la Lista Civica Pesaro 5 Stelle. In verità abbiamo ricevuto la stessa email qualche giorno fa ma non abbiamo pensato minimamente di pubblicarla sul nostro blog rispettando la richiesta dell’autore. Figurarsi se avremmo voluto che venisse riportata su di un quotidiano!

Gradiremmo un Suo commento su questo fatto, possibilmente in tempi rapidi e magari con un chiarimento da parte della Signora Cinzia Ricci, autrice del pezzo.

La giornalista in questione, secondo noi, ha travisato le nostre intenzioni, strumentalizzandoci per una polemica che ormai non ha più senso d’essere. Non ci permettiamo considerazioni sull’etica professionale perchè vanno oltre le nostre competenze, tuttavia ci chiediamo perchè nel suo pezzo non vi sia nemmeno un accenno alla lettera aperta inviata dal Consigliere comunale Ballerini al Presidente della Provincia Matteo Ricci – che pure avete ricevuto parimenti a tutti i media locali (stampa, radio e informazione web)  il 13 settembre scorso e che trovate pubblicata anche sul blog www.grillipesaresi.it – in considerazione del fatto che la nostra comunicazione era tesa a rendere pubblico quanto chiedevamo ai vertici della Provincia.

Certi di un Suo rapido riscontro, La saluto cordialmente.

Alan Palombi
Vice-Presidente
Associazione Pesaro 5 Stelle
alan.palombi@grillipesaresi.it

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Risposta all’Ass. Regresso Arte

Abbiamo tentato di appellarci al diritto di replica dopo l’articolo comparso ieri (10 settembre 2009) su “Il Resto del Carlino”. ma la nostra risposta non è stata pubblicata perciò, come sempre,  usiamo i mezzi che abbiamo ed affidiamo  alle pagine del nostro blog  le  parole di Mirko Ballerini (Consigliere comunale Pesaro a 5 Stelle) nella speranza che i destinatari possano leggerla:

Resto sorpreso nel leggere l’intervento del Sig. Cenerelli sulla questione cancellazione opera di blu.  Non conoscendo l’associazione da lui fondata ho sbirciato su internet e nello statuto di Regresso Arte leggo:

Scopo principale dell’Associazione è la tutela e promozione della Cultura e dell’Arte, nelle sue opere e nei suoi operatori.

Quindi lo scopo è tutelare le opere d’arte non plaudire alla loro distruzione! Oppure il Sig. Cenerelli non ritiene Blu un’artista o non ritiene i writers una forma d’arte? Chi decide cosa è arte o cosa non lo è? Blu è riconosciuto a livello internazionale come un grande artista e quel murales abbelliva le pareti del nostro squallido campus.

Inoltre non capisco dove abbia letto che noi “grillini” ci schieriamo contro chi cerca di dare decoro e pulizia alla città, ben venga la pulizia e la prevenzione degli imbratti fino a due metri d’altezza, ma è lapalissiano che un’opera di quelle dimensione non poteva essere fatta di notte da qualche teppistello armato di bombolette!

Mirko Ballerini
Consigliere comunale
Lista Civica Pesaro a 5 Stelle
mirko.ballerini@grillipesaresi.it

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Lettera aperta al Presidente della Provincia di Pesaro-Urbino

Mirko BalleriniEgregio Presidente,
Le scrivo questa lettera per chiederLe chiarimenti sulla recente cancellazione del murales “Fill in good” del noto artista Blu sulle pareti del Liceo Scientifico G. Marconi.

Il movimento che rappresento ha preso molto a cuore la questione e anche tanta gente comune.

Circa tre anni fa fu proprio la Provincia, che Lei oggi presiede, ad autorizzare l’uso dei muri del Liceo Scientifico. Sulla facciata anteriore fu uno dei migliori writers al mondo a dipingere. Un artista contemporaneo, marchigiano e richiesto dai musei di arte moderna di tutto il mondo. Il graffito era l’unica opera presente a Pesaro del writer conosciuto come BLU, uno dei più famosi artisti di strada del mondo, le cui opere si possono ammirare a Praga, alla Tate Modern di Londra, in Spagna, Messico, Guatemala, Costa Rica, Palestina oltre che in città italiane come Bologna, Milano, Ancona, Livorno.

“Fill in good” fu un regalo alla Provincia, ai pesaresi e agli appassionati di arte. Un omaggio dal grande valore, soprattutto se si pensa che proprio nel 2006 la Provincia si è fatta promotrice di un progetto artistico che ha di fatto istituito una mostra permanente di arte moderna proprio all’interno del Liceo Marconi.

Non mi hanno convinto le giustificazioni elaborate dall’Assessore Provinciale Galluzzi, ne tanto meno dal Preside Ferretti. Anche se il muro non era stato autorizzato ad essere “imbrattato”, non mi pare logico cancellare una delle opere artistiche più importanti realizzate a Pesaro negli ultimi 10 anni! Visto e considerando che il dipinto fu eseguito sul muro dell’unico Museo d’Arte Moderna Stabile della città di Pesaro.

Non voglio credere che la cancellazione del Murales sia stato un gesto voluto. Se tutto questo fosse stato guidato davvero dall’idea del consigliere comunale Di Domenico, per il quale l’opera è inadeguata ad un pubblico di giovani, la Provincia come ente, e ogni componente della Giunta individualmente, avrebbero mostrato un senso democratico e liberale veramente irrisorio e preoccupante. Ho una figlia che frequenta il liceo e le garantisco che loro, i giovani, conoscono benissimo Blu e il suo valore artistico e non hanno preso molto bene questo atto per loro, e per noi, incomprensibile!

Purtroppo anche l’ipotesi dell’errore è alquanto inquietante. Dimostrerebbe un dilettantismo organizzativo non indifferente. La superficialità di una decisione del genere lascia gelare il sangue.

Nell’attesa dei suoi chiarimenti, per noi e per tutti i cittadini, Le propongo di ricontattare l’artista e di mettere nuovamente a disposizione la parete del Liceo per una nuova opera.

I miei migliori saluti.

Mirko Ballerini
Consigliere comunale
Lista civica Pesaro a 5 Stelle
mirko.ballerini@grillipesaresi.it

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Note su “Fill In Good”

Più mi informo e più resto affascinato dalla genialità di questo artista che non conoscevo ed ho rapidamente imparato ad amare.

Che il graffito sia stato cancellato è una brutta pagina di storia pesarese e questo è innegabile, per quanti funambolismi si possano fare cercando di dimostrare il contrario.

L’unico punto che non riuscivo ad intaccare nella pur debole difesa degli amministratori locali per coprire il fatto che è stata fatta una cosa del tutto negativa per il liceo (che ospita al suo interno una mostra permanente di arte moderna), per la città che è stata spogliata della genialità di un artista che ci aveva onorato con il suo lavoro e per la cultura in generale che è stata mutilata di una realizzazione di indubbio valore, era proprio l’uso di una parte dell’edificio non prevista dal concorso del 2006 (vedi articoli dei giorni precedenti).

Era fondamentale capire perchè Blu avesse scelto proprio quella parte dell’edificio per realizzarla, nonostante gli fosse stata assegnata una zona diversa. Perchè? Che differenza c’era? Cosa differenziava quell’angolo da un altro?

Occorreva partire dall’inizio: la progettazione dell’edificio da parte dall’architetto Carlo Aymonino. Trovo notizie su wikipedia quando tra le realizzazioni dell’architetto romano trovo alcuni notissimi edifici pesaresi:

  • Liceo Scientifico G. Marconi (1974-1978)
  • Casa-parcheggio in via Mazza (1978-1981)
  • Centro Direzionale Benelli (1980)

Sorpresa! Ecco spuntare alcune bozze originali del progetto e indovinate un pò quale parete ha usato BLU per la sua opera?

Insomma non è stato affatto un errore ma una cosa studiata.  Questo dimostra che “Fill in Good” non è una manifestazione artistica di impulso ma è stata progettata per essere realizzata esattamente in quel punto!

Ora come la mettiamo con le dichiarazioni dell’Assessore  Galuzzi che insiste sul fatto che quella parete non era autorizzata?

Blu avrà VOLUTO usare proprio quella perchè avrà visto quella bozza ed avrà voluto dare una traccia a chi avesse speso un minuto del suo tempo per cercare di capire il suo sforzo creativo? Dovremmo chiederlo a lui personalmente e non è facilissimo contattarlo, però a me piace pensare che quell’angolo non autorizzato fosse la locazione perfetta per un’opera che era stata progettata proprio per quell’edificio che è un Liceo Scientifico (non un negozio di patate), realizzato da un famosissimo architetto. Il tempio della cultura insomma; un posto pieno di grazia dove si formano le menti e le coscienze. Blu ha incastonato un’opera in un’altra opera per farne dono alla città. Forse mi giudicherete eccessivo ma io questo lo chiamo GENIO.

Una manifestazione artistica poco immediata, che richiede uno sforzo da parte del pubblico per coglierne il significato. Una realizzazione criptica ed assolutamente fantastica.

Ma ora non c’è più.

Lorenzo Lugli
Coordinatore Lista Civica
Pesaro a 5 Stelle

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Ancora su “Fill in Good”

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Ce lo diceva sempre la mamma, da piccoli: “Non scrivere sui muri. Se vuoi disegnare ci sono i fogli”. E’ capitato a tutti. Le pareti di casa erano off-limits per i nostri disegni e scarabocchi. Così siamo cresciuti con la convinzione che i muri di casa e meglio ancora, quelli esterni della città, dovessero rimanere bianchi e immacolati. La storia dell’arte è andata fortemente contro questa convinzione anche se il recente caso di cronaca che vede purtroppo Pesaro come teatro dei fatti, dimostra che è ancora molto radicata la convinzione che possa essere definita “Arte”, sia solo quella dei Mantegna o dei Renoir mentre ciò che non rientra nei canoni classici è qualcosa di inutile, da eliminare. Insomma esisterebbe una Arte con la “A” maiuscola e un’arte di serie B.

L’uso del muro, come supporto per la pittura è iniziato nei primi anni ‘70, nelle metropolitane di New York per merito dei writers, gli scrittori metropolitani. Lo scopo era unicamente quello di lasciare la propria firma nel maggior numero di luoghi possibili, per essere visti dal maggior numero di “colleghi” possibile. Le scritte dei writers poi, pian piano, cominciano a diventare sempre più grandi e più complesse, fondendo insieme colori, forme, simboli. Diventa una sorta di linguaggio alternativo e qualcuno comincia a pensare che quella sia una nuova forma di comunicazione. Una nuova forma d’arte. Da quel momento in poi la critica comincia a scrivere commenti positivi e si assiste alla nascita di una controcultura, che rompe i dogmi classici della pittura e soprattutto rompe le barriere che rinchiudevano l’arte solo in luoghi ben precisi, come mostre, gallerie, musei. E’ un ritorno all’antico, ai primordi dell’Arte e dell’uomo, quando lasciava i suoi primi segni sulle pareti delle caverne. E per questo, tale corrente prende il nome di Graffittismo. Uno dei massimi esponenti fu Keith Haring, ex studente d’arte che, prima nelle subway di New York, poi anche all’aperto, ricopre la città con il suo “radiant boy” disegnato con tratti semplici, in uno stile che si avvicina molto ai segni tribali. Famosa una sua dichiarazione che sintetizza splendidamente il significato dell’arte dei graffiti:

«Mi è sempre più chiaro che l’arte non è un’attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi. L’arte è per tutti e questo è il fine a cui voglio lavorare».

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