L’Aquila, Viareggio, Messina. Siamo ancora a contare i morti. Sembra siano 35 e speriamo che il numero non debba ancora salire. Alle famiglie delle vittime tutto il nostro dolore, ai caduti le nostre preghiere. A chi ha permesso che tutto ciò succedesse con anni di sfruttamento dissennato dell’ambiente, incuria verso lo stato degli edifici, cementificazione sfrenata, cosa dovremmo augurare? La giustizia degli uomini certo non arriverà a punire nessuno dei veri responsabili.
Ci restano storie di eroismo, di gente che si è trovata a dover svolgere ruoli che non avrebbe mai pensato gli potessero toccare in sorte, come il giovane che ha salvato 9 vite prima di sparire lui stesso nella marea di fango. Storie di volontari che lavorano in silenzio aiutando la popolazione. Tante storie stupende di una bella umanità che si contrappone sempre allo scandalo delle istituzioni, dove le persone che sarebbero preposte alla tutela della vita dei cittadini danno pessima prova di sè. Il Presidente della Repubblica ha definito le persone che si occupano di volontariato come la parte migliore dell’Italia. Siamo completamente d’accordo e aggiungiamo che probabilmente i politici ne sono la parte peggiore, altrimenti non ci si spiega come mai gli edifici crollati fossero stati regolarmente approvati ed autorizzati (anche il palazzo costruito sulla foce di un fiume in secca).
Ma il tema su cui vorrei riflettere oggi è la diversità di trattamento di queste vittime del sud rispetto ad altri terribili casi analoghi. Come mai il Presidente del Consiglio che era stato così solerte nel recarsi in Abruzzo, ora non visita i Messinesi?
Non cerco lo scontro politico quando ci sono delle bare, perciò non dirò che probabilmente resta a Roma perchè è più preoccupato per l’esito del pronunciamento sulla legittimità del Lodo Alfano che di questi fatti, ma almeno qualcuno si è chiesto perchè non è stato proclamato un lutto nazionale? Quanti morti ci vogliono per destare l’attenzione della nazione? Oppure non è una questione di numeri ma di qualità del lutto? Affonda un barcone di migranti, una alluvione al sud, un terremoto al centro o un deragliamento di un treno sono eventi luttuosi che ci toccano l’anima alla stessa maniera oppure no?
Non siamo tutti uguali. Non siamo uguali davanti alla legge, non lo siamo davanti al fisco, non ce l’ha fatta nemmeno la rivoluzione francese a inculcare il concetto di uguaglianza; la religione è diventata un optional e in questo cattolicissimo paese ognuno ha una sua religiosità personalizzata che gli permette di fare cose esecrabili ed andare la domenica in chiesa a lavarsi la coscienza. Almeno nel momento della morte dovremmo essere tutti meritevoli della stessa pietà. La morte è la grande livellatrice che accomuna tutti quanti… o no?
Lorenzo Lugli
Coordinatore
Lista civica Pesaro a 5 Stelle
lorenzo.lugli@grillipesaresi.it

















