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Lettera aperta al Presidente della Provincia di Pesaro-Urbino

Mirko BalleriniEgregio Presidente,
Le scrivo questa lettera per chiederLe chiarimenti sulla recente cancellazione del murales “Fill in good” del noto artista Blu sulle pareti del Liceo Scientifico G. Marconi.

Il movimento che rappresento ha preso molto a cuore la questione e anche tanta gente comune.

Circa tre anni fa fu proprio la Provincia, che Lei oggi presiede, ad autorizzare l’uso dei muri del Liceo Scientifico. Sulla facciata anteriore fu uno dei migliori writers al mondo a dipingere. Un artista contemporaneo, marchigiano e richiesto dai musei di arte moderna di tutto il mondo. Il graffito era l’unica opera presente a Pesaro del writer conosciuto come BLU, uno dei più famosi artisti di strada del mondo, le cui opere si possono ammirare a Praga, alla Tate Modern di Londra, in Spagna, Messico, Guatemala, Costa Rica, Palestina oltre che in città italiane come Bologna, Milano, Ancona, Livorno.

“Fill in good” fu un regalo alla Provincia, ai pesaresi e agli appassionati di arte. Un omaggio dal grande valore, soprattutto se si pensa che proprio nel 2006 la Provincia si è fatta promotrice di un progetto artistico che ha di fatto istituito una mostra permanente di arte moderna proprio all’interno del Liceo Marconi.

Non mi hanno convinto le giustificazioni elaborate dall’Assessore Provinciale Galluzzi, ne tanto meno dal Preside Ferretti. Anche se il muro non era stato autorizzato ad essere “imbrattato”, non mi pare logico cancellare una delle opere artistiche più importanti realizzate a Pesaro negli ultimi 10 anni! Visto e considerando che il dipinto fu eseguito sul muro dell’unico Museo d’Arte Moderna Stabile della città di Pesaro.

Non voglio credere che la cancellazione del Murales sia stato un gesto voluto. Se tutto questo fosse stato guidato davvero dall’idea del consigliere comunale Di Domenico, per il quale l’opera è inadeguata ad un pubblico di giovani, la Provincia come ente, e ogni componente della Giunta individualmente, avrebbero mostrato un senso democratico e liberale veramente irrisorio e preoccupante. Ho una figlia che frequenta il liceo e le garantisco che loro, i giovani, conoscono benissimo Blu e il suo valore artistico e non hanno preso molto bene questo atto per loro, e per noi, incomprensibile!

Purtroppo anche l’ipotesi dell’errore è alquanto inquietante. Dimostrerebbe un dilettantismo organizzativo non indifferente. La superficialità di una decisione del genere lascia gelare il sangue.

Nell’attesa dei suoi chiarimenti, per noi e per tutti i cittadini, Le propongo di ricontattare l’artista e di mettere nuovamente a disposizione la parete del Liceo per una nuova opera.

I miei migliori saluti.

Mirko Ballerini
Consigliere comunale
Lista civica Pesaro a 5 Stelle
mirko.ballerini@grillipesaresi.it

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Note su “Fill In Good”

Più mi informo e più resto affascinato dalla genialità di questo artista che non conoscevo ed ho rapidamente imparato ad amare.

Che il graffito sia stato cancellato è una brutta pagina di storia pesarese e questo è innegabile, per quanti funambolismi si possano fare cercando di dimostrare il contrario.

L’unico punto che non riuscivo ad intaccare nella pur debole difesa degli amministratori locali per coprire il fatto che è stata fatta una cosa del tutto negativa per il liceo (che ospita al suo interno una mostra permanente di arte moderna), per la città che è stata spogliata della genialità di un artista che ci aveva onorato con il suo lavoro e per la cultura in generale che è stata mutilata di una realizzazione di indubbio valore, era proprio l’uso di una parte dell’edificio non prevista dal concorso del 2006 (vedi articoli dei giorni precedenti).

Era fondamentale capire perchè Blu avesse scelto proprio quella parte dell’edificio per realizzarla, nonostante gli fosse stata assegnata una zona diversa. Perchè? Che differenza c’era? Cosa differenziava quell’angolo da un altro?

Occorreva partire dall’inizio: la progettazione dell’edificio da parte dall’architetto Carlo Aymonino. Trovo notizie su wikipedia quando tra le realizzazioni dell’architetto romano trovo alcuni notissimi edifici pesaresi:

  • Liceo Scientifico G. Marconi (1974-1978)
  • Casa-parcheggio in via Mazza (1978-1981)
  • Centro Direzionale Benelli (1980)

Sorpresa! Ecco spuntare alcune bozze originali del progetto e indovinate un pò quale parete ha usato BLU per la sua opera?

Insomma non è stato affatto un errore ma una cosa studiata.  Questo dimostra che “Fill in Good” non è una manifestazione artistica di impulso ma è stata progettata per essere realizzata esattamente in quel punto!

Ora come la mettiamo con le dichiarazioni dell’Assessore  Galuzzi che insiste sul fatto che quella parete non era autorizzata?

Blu avrà VOLUTO usare proprio quella perchè avrà visto quella bozza ed avrà voluto dare una traccia a chi avesse speso un minuto del suo tempo per cercare di capire il suo sforzo creativo? Dovremmo chiederlo a lui personalmente e non è facilissimo contattarlo, però a me piace pensare che quell’angolo non autorizzato fosse la locazione perfetta per un’opera che era stata progettata proprio per quell’edificio che è un Liceo Scientifico (non un negozio di patate), realizzato da un famosissimo architetto. Il tempio della cultura insomma; un posto pieno di grazia dove si formano le menti e le coscienze. Blu ha incastonato un’opera in un’altra opera per farne dono alla città. Forse mi giudicherete eccessivo ma io questo lo chiamo GENIO.

Una manifestazione artistica poco immediata, che richiede uno sforzo da parte del pubblico per coglierne il significato. Una realizzazione criptica ed assolutamente fantastica.

Ma ora non c’è più.

Lorenzo Lugli
Coordinatore Lista Civica
Pesaro a 5 Stelle

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Ancora su “Fill in Good”

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Ce lo diceva sempre la mamma, da piccoli: “Non scrivere sui muri. Se vuoi disegnare ci sono i fogli”. E’ capitato a tutti. Le pareti di casa erano off-limits per i nostri disegni e scarabocchi. Così siamo cresciuti con la convinzione che i muri di casa e meglio ancora, quelli esterni della città, dovessero rimanere bianchi e immacolati. La storia dell’arte è andata fortemente contro questa convinzione anche se il recente caso di cronaca che vede purtroppo Pesaro come teatro dei fatti, dimostra che è ancora molto radicata la convinzione che possa essere definita “Arte”, sia solo quella dei Mantegna o dei Renoir mentre ciò che non rientra nei canoni classici è qualcosa di inutile, da eliminare. Insomma esisterebbe una Arte con la “A” maiuscola e un’arte di serie B.

L’uso del muro, come supporto per la pittura è iniziato nei primi anni ‘70, nelle metropolitane di New York per merito dei writers, gli scrittori metropolitani. Lo scopo era unicamente quello di lasciare la propria firma nel maggior numero di luoghi possibili, per essere visti dal maggior numero di “colleghi” possibile. Le scritte dei writers poi, pian piano, cominciano a diventare sempre più grandi e più complesse, fondendo insieme colori, forme, simboli. Diventa una sorta di linguaggio alternativo e qualcuno comincia a pensare che quella sia una nuova forma di comunicazione. Una nuova forma d’arte. Da quel momento in poi la critica comincia a scrivere commenti positivi e si assiste alla nascita di una controcultura, che rompe i dogmi classici della pittura e soprattutto rompe le barriere che rinchiudevano l’arte solo in luoghi ben precisi, come mostre, gallerie, musei. E’ un ritorno all’antico, ai primordi dell’Arte e dell’uomo, quando lasciava i suoi primi segni sulle pareti delle caverne. E per questo, tale corrente prende il nome di Graffittismo. Uno dei massimi esponenti fu Keith Haring, ex studente d’arte che, prima nelle subway di New York, poi anche all’aperto, ricopre la città con il suo “radiant boy” disegnato con tratti semplici, in uno stile che si avvicina molto ai segni tribali. Famosa una sua dichiarazione che sintetizza splendidamente il significato dell’arte dei graffiti:

«Mi è sempre più chiaro che l’arte non è un’attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi. L’arte è per tutti e questo è il fine a cui voglio lavorare».

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