Leggo oggi sui giornali gli articoli sull’incotro avvenuto ieri in provincia sui rifiuti al quale purtroppo, non sono riuscito ad andare.
Mi sorgono spontanee alcune domande:
Leggo le dichiarazioni che Pesaro città ha raggiunto il 46 % di differenziata.
O è un exploit degli ultimi mesi o sono le solite cifre sparate lì, visto che il bilancio di marche multiservizi 2009 riporta il 41,2%.
Mi piacerebbe poi sapere (ed attendo una risposta in tal senso ad una interrogazione in consiglio) qual’è la reale percentuale di raccolta al netto di rifiuti industriali assimilati, perchè non mi pare corretto (anche se consentito) andare a prendere gli scarti di cartone in una fabbrica che produce imballaggi e sommarli alla raccolta urbana, così è facile far salire la percentuale!
Inoltre penso che i dati vadano analizzati nel loro insieme, una singola percentuale dice poco, leggo infatti sempre nel bilancio 2009 di MMS, che la produzione procapite di rifiuti a Pesaro è di 722 kg, tra le più alte in italia, con un aumento del 4,5% rispetto l’anno precedente, quindi se pure abbiamo avuto un aumento della raccolta del 6%, l’apporto in discarica è diminuito solo del 1,5%!
Così le discariche non si chiudono,come viene previsto dal presidente Matteo Ricci, ma siamo sicuri che le si vogliano chiudere?
Ricordo che nelle città dove adottano il porta a porta spinto (consorzio priula, assonovara), viaggiano ad una produzione rifiuti procapite di kg 330, meno della metà della nostra!
Domanda numero 2: mi risulta (gradirei essere smentito) che in nessun comune in Italia si sia mai raggiunto il 65% di raccolta usando la prossimità, mentre ci sono decine di realtà che con il porta a porta l’hanno abbondantemente superato.
Mi pare che in nessun comune gestito da Hera spa (nostro socio in Marche Multiservizi notoriamente allergico al porta a porta) abbia nemmeno avvicinato questa percentuale.
Come pensano di raggiungere i limiti imposti dalla comunità europea usando la prossimita? Già mettono le mani avanti, definendolo un’obiettivo difficile, io penso che con questa strategia sia impossibile.
Domanda 3: se non dovessimo raggiungerlo, come probabilmente sarà, chi pagherà la eco tassa imposta dalla comunita europea e dalla Regione Marche?
Perchè non dire anche che nel 2008 saremmo dovuti già essere arrivati al 45%, nel 2009 al 50%, 2010 dovremo raggiungere il 55%, 2011 il 60% e per finire 65% nel 2012?
Non è per caso che l’aumento tariffario del 7,5 % serve anche a coprire l’eco tassa che già paghiamo per non essere in regola?
Nel bilancio di Marche Multiservizi mi sembra di averla intravista tra i costi: € 1.291.564,00 nel 2008 e 1.904.054,00 nel 2009! Se così fosse, già immagino chi pagherà il probabile fallimento, come già sta avvenendo: Pantalone!
Altra domanda: come mai nella prossimità non c’è il cassonetto per l’alluminio?
Non conviene?
E gli oli esausti che buttati nel lavandino inquinano e danneggiano i depuratori, perchè non li raccogliamo?
Costa troppo?
Ma allora, facciamo la raccolta differenziata perchè ce lo impone l’emergenza ecologica che stiamo vivendo, per innalzare il BIN, o la facciamo fino a che conviene, usando un sistema palesemente inefficace ma meno costoso , che permette di fare ingenti utili da fare ritornare ai comuni soci?
Poi leggo la retorica sull’importanza della qualità della raccolta e resto allibito.
Chiedo a Matteo Ricci, se ha mai dato un’occhiata cosa c’è dentro i cassonetti della prossimità, noi lo abbiamo fatto, con tanto di foto: c’è di tutto, penso che molti li usino random (a caso).
Per finire, a proposito di informare e sensibilizzare i cittadini, non si può dire di farlo con un incontro in un quartiere di 5/7000 abitanti in una sala che può contenerne un centinaio!?
Ma vi capisco, con una buona informazione c’è il rischio che la raccolta differenziata funzioni davvero!
Mirko Ballerini
Consigliere Comunale
Lista civica Pesaro 5 stelle



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La nostra preoccupazione sulla situazione attuale, che ci preme condividere con voi, si basa sul fatto che, in tutte le provincie romagnole servite da tale azienda (Bologna, Modena, Ferrara, Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna), la comune raccolta e smaltimento dei rifiuti, è stata affiancata a ben 7 impianti di termovalorizzazione (comunemente chiamati inceneritori).




















